Commento Critico

Alla Galleria d’Arte il Caminetto di Bologna, personale del Pittore Corrado Parenti, lontano dalla Città natale, Siracusa nasce l’esigenza di esprimere quello che circonda, rivolge l’attenzione alla vita di tutti i giorni, nascono i ritratti di cavalieri al galoppo, e le immagini di giumente. Impressionato dalla vista della neve, che nel caldo sud  Italia non aveva mai conosciuto, esegue paesaggi permeati da una quiete ovattata che solo il panorama invernale  riesce a trasmettere. Parenti usa una tecnica mista, le nature morte, i fiori , se osservati con attenzione, appaiono composti da una serie di tantissimi piccoli puntini meticolosi che ottiene usando pennelli ormai consumati. In queste tele  inanimate si percepiscono il dolore, la gioia, la passione che fanno vivere a chi le guarda. Si può questo  concludere excursus usando le parole di  Rodin: Un uomo mediocre copiando la natura non riuscirà mai a trarne un opera d’Arte,  ciò dipende da fatto che egli guarda senza vedere. L’Artista al contrario vede, cioè il suo occhio in accordo con il suo cuore legge in  profondità la natura:  Nelle sue  opere questo pittore sta rivolgendo le proprie  energie a studiare e sperimentare  nuove tecniche, il collage, ispirandosi a una creatività figurativa-moderna. Lucia Gessi

 

 

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Recinsioni e Commenti

Corrado Parenti. Un paesaggista, soprattutto. Un Paesaggista come dire lirico e romantico,  ma nello stesso tempo realista. Senza che ciò determini contraddizioni stilistiche e formali. Questo perchè  si tratta di un pittore che ama il suo mondo di un grande ma critico e vigile amore. Così si spiega anche la ragione per cui la resa del suo paesaggio è tutt’altro  che idilliaco. Sono Borgate che affiorano da sonnolenti pianure o da ondulate colline innevate, con sopra lividi cieli, gravidi di nubi vorticose e minacciose. O scorci di povere grigie case, con la patina di un tempo  antichissimo, sui lunghi monotoni canali della nostra Padania. Aggrovigliate architetture di rami spogli e rinsecchiti nelle albe rigide degli interminabili inverni Appenninici, con ricorrente motivo di pali telegrafici che si inseguono in smisurate lontananze prospettiche quasi a sottolineare, con  amaro disappunto, la profanata contaminazione operata dall’uomo sulla natura.  Davide  Roncarà


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